“Elogio del gioco d’azzardo”, ultima fatica letteraria del mitico Cesare Lanza, è gia un best-seller

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Cesare Lanza, il mitico autore e regista cine-televisivo, nonchè grande esperto di giochi d’azzardo, ha scritto un bellissimo libro sull’argomento, che già si preannuncia come un best.seller.

Alla presentazione della sua ultima fatica letteraria, introdotta da Emanuela Tittocchia, ospiti d’eccezione, quali l’On. Binetti, il critico d’arte Vittorio Sgarbi, il Dott. Massimo Passamonti (Presidente della Sezione Giochi Italia di Confindustria), il Dott. Cantagallo di Lottomatica, lo psichiatra Dott. Domenico Mazzullo, il Dott. Agostino Saccà (ex D.G. della Rai), l’attore e cabarettista Gabriele Marconi (per oltre un decennio star indiscussa del Bagaglino, insieme a Oreste Lionello, Pippo Franco e Leo Gullotta) e tanti altri ancora, per la gioia del numeroso pubblico accorso all’evento.

Per quanto riguarda la nostra recensione del libro, vi confessiamo che ci troviamo in imbarazzo, perchè abbiamo una grande stima per il mitico Cesare Lanza e, quindi, nel proporvi le nostre impressioni ed i nostri giudizi, rischieremmo di coinvolgere forse troppo emotivamente voi lettori, togliendovi anche il gusto di leggerlo ed assaporarlo pagina dopo pagina, come fosse un testo sacro, una “Bibbia” per coloro che amano in genere i giochi e le emozioni che questi trasmettono.

Tanto per togliervi una curiosità, vi proponiamo alcune recensioni pubblicate su autorevoli testate.

In ogni caso, dopo aver letto le recensioni, andate in libreria ed acquistate “Elogio del Gioco d’Azzardo”, perchè ne vale veramente la pena.

 

Il Corriere della Sera:

 

«Il gioco (ndr d’azzardo), che fa parte di ogni che fa parte di ogni fase della nostra vita, è  educativo e dovrebbe essere insegnato istituzionalmente. Nelle scuole elementari
o addirittura negli asili, nelle scuole medie o, quanto meno, all’università».
Inizia con questa provocazione il nuovo libro del giornalista-scrittore Cesare
Lanza «Elogio del gioco d’azzardo» (L’attimo fuggente editore, dedicato appunto
alle sue grande passioni: il poker, la roulette e lo chemin de fer. Un libro
scritto, ha spiegato ieri durante la presentazione del volume, per protestare
contro la campagna «ipocrita e moralistica» di «demonizzazione» del gioco
portata avanti da giornali e tv, e contro «i proibizionismi che vogliono
scegliere al mio posto».
Nel libro abbondano i riferimenti storici, gli
aneddoti e i personaggi famosi con la passione per il gioco: da Pio IX (che fece
installare un biliardo in Vaticano) a Dostoevskij («un mito per tutti noi
giocatori»), da Scorsese a Bogart. E tra i grandi giocatori non poteva mancare
re Faruk, protagonista di partite memorabili nei casinò di tutto il mondo e che
utilizzò una metafora «pokeristica» per anticipare la fine del suo regno: «Tra
trent’anni al mondo esisteranno solo sei re: il re di picche, il re di fiori, il
re di quadri, il re di cuori, il re d’Inghilterra e il sovrano di Monaco».
Ma  il gioco non è solo passione e divertimento: negli ultimi anni abbiamo assistito
alla nascita di una nuova malattia, la ludopatia, e alle infiltrazioni sempre
più penetranti della criminalità organizzata nel settore. Anche su queste
accuse, però, Cesare Lanza va controcorrente e rilancia: «In Italia ci sono
tantissime leggi e allora lo Stato le applichi facendo controlli e condannando
chi sgarra. Invece quasi sempre si alza bandiera bianca di fronte alla malavita.
Negli altri Paesi lo Stato combatte creando polizie specializzate per garantire
la legalità del gioco».
Insomma una difesa a tutto campo dell’azzardo, un  fenomeno che – è stato ricordato durante la presentazione del libro – garantisce 160 mila posti di lavoro, un giro d’affari di 87 miliardi di euro ed entrate fiscali per 17 miliardi. «E poi – ha chiuso la sua arringa difensiva Cesare Lanza – i giochi esistono da sempre, sono diffusi in tutto il mondo, a
prescindere dai sistemi politici e dal grado di civilizzazione delle varie
nazioni: un motivo ci sarà!».
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Il Giornale:

 

È rischioso, distruttivo: «Ma chi gioca con la testa impara a vivere». E va
difesa la libertà di scegliere. Una febbre ma…era in mano alle mafie, ora è
un’eccellenza nel mondo che attira investitori.
Il gioco d’azzardo provoca dipendenza? È una piaga sociale. Va contenuto? Va combattuto? A un primo e sommario sguardo sembra di sì. Eppure ci sono voci che avanzano delle obiezioni. Una è quella di Cesare Lanza, giornalista e autore tv, nonché
appassionato del gioco. Ed è questa sua passione, unita all’idiosincrasia per
ogni forma di proibizionismo, che lo hanno spinto a redigere un piccolo
trattatello in difesa di questa attività che, ricorda, è antica come il mondo.
Il volumetto, appena uscito per i tipi de L’attimo fuggente editore si intitola
Elogio del gioco d’azzardo . Lanza ha sentito l’urgenza di dire la sua sull
‘argomento partendo dai più alti valori liberali. «Le regole vanno rispettate -
spiega -, questo è ovvio, ma non bisogna demonizzare un’attività che è pur
sempre tra le più antiche che l’uomo abbia mai praticato. Sono contro ogni forma
di proibizionismo». D’altronde il gioco è anche istruttivo. «Tutta la vita è un
susseguirsi di sfide spiega -. Chi gioca d’azzardo, senza eccessi, impara a
saper vincere come a saper perdere. Insomma impara le regole primarie che
regolano la nostra vita». Ma anche chi, come Enzo Ghinazzi (in arte Pupo), gli
eccessi li ha più che sfiorati, difende il gioco come strumento istruttivo.
«Sono dieci anni che non gioco più – ricorda Pupo ma solo quel continuo
rimbalzare dalle sconfitte alle vittorie, quel continuo dover ricominciare da
zero mi ha allenato a sufficienza per non soccombere. Mi ha dato la forza di
reagire alle avversità». Lanza ricorda che la libertà individuale va sempre
preservata, almeno fin quando l’attività del singolo non entra in contatto con
la libertà di altri. E considerare chi beve un bicchiere di vino alla stregua di
un alcolizzato è una brutalità che si ritrova pari pari nel modo di vedere gli
appassionati dell’azzardo. E chiama a sostegno della sua tesi un altro campione
libertario e liberale. «È come la questione dei pacchetti di sigarette – spiega
Vittorio Sgarbi, che ieri ha partecipato alla presentazione del libro di Lanza
-. Perché lo Stato sente la necessità di scriverci sopra che il fumo fa male,
mentre allo stesso tempo incassa le accise sulla loro vendita? Io non fumo ma lo
farei solo per quella stupida scritta». D’altronde, ricorda Lanza, che del gioco
è anche un attento storico, la Chiesa e alcuni Papi hanno evitato di demonizzare
il gioco. E propone l’esempio di Clemente XII che per primo liberalizzò il gioco
d’azzardo con il fine di finanziare l’arte. «In ogni epoca e sotto ogni regime -
puntualizza – le lotterie sono state sfruttate a dovere per rimpinguare le casse
statali». Da esemplare libertario Lanza ha comunque chiamato alla presentazione
del suo nuovo libro anche le voci scettiche, se non oppositive, della
parlamentare Paola Binetti (Scelta civica) e dello psichiatra Domenico Mazzullo.
La prima lamenta apertamente la schizofrenia dello Stato che da un lato, con il
Ministero della Salute, si occupa della malattia sociale del gioco, dall’altro,
con il Ministero delle Finanze, incassa grosse quote erariali grazie a questa
attività. «Il nostro cervello – aggiunge Mazzullo – è programmato per provare
piacere sia dal gioco d’azzardo che nell’assunzione di droghe. Come psichiatra
mi sento in dovere quindi di avvertire del pericolo insito nell’abuso del gioco
e della droga». Molto, però, è stato fatto per correre ai ripari di questi
potenziali pericoli. A ricordarlo è Massimo Passamonti, presidente di Sistema
Gioco Italia (federazione che raggruppa tutte le aziende della filiera del gioco
e dell’intrattenimento). «Ancora nel 2003 – spiega il gioco d’azzardo era
illegale e quindi gestito dalla criminalità. E fatturava quasi 20 miliardi
l’anno. Ora normative e regolamenti fanno del caso italiano un’eccellenza nel
mondo che attira investitori. E i 17,5 miliardi di spesa annua per il gioco non
vanno demonizzati».

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Il Domani dello Sport

 

Un talk show per spiegare un  equivoco.

Cesare Lanza, giornalista, scrittore e autore televisivo,
ha presentato a Roma con la formula del talk show il suo “Elogio del gioco
d’azzardo”, libro il cui l’obiettivo dichiarato è quello ragionare sulla
campagna di demonizzazione del gambling che imperversa in Italia. Una
provocazione la sua: un libro nel quale non ci sono consigli su come vincere, ma
una visione del nostro Paese. Da spirito libero e da antiproibizionista
convinto, Lanza, si rivolge al proprio pubblico invocando il rispetto delle
leggi dello Stato, ma soprattutto chiedendo il rispetto delle libertà
individuali, spesso calpestate sull’onda di pregiudizi. Lanza scorre rapidamente
un po’ di storia italiana ricordando come anche papi e potenti di ogni epoca
utilizzarono i fondi provenienti dal gioco per rimpinguare le casse statali. Per
l’autore di “Elogio al gioco d’azzardo” il gioco rappresenta semplicemente una
piccola speranza individuale con la quale ogni cittadino può contribuire a
finanziare il proprio Stato. Lanza parla di lobby “ambigue e contraddittorie”,
definendo “scandalismo” quel processo mediatico teso a minare l’equilibrio del
sistema del gioco in Italia. Uno è il pericolo principale nel lento
annichilimento del settore: l’avanzata della criminalità
organizzata.

Alla presentazione romana del libro di Cesare Lanza sono
intervenuti, tra gli altri, la parlamentare di Scelta Civica, Paola Binetti, il
critico Vittorio Sgarbi, il cantante Enzo Ghinazzi, il presidente di Federazione
sistema gioco Italia, Massimo Passamonti e lo psichiatra Domenico Mazzullo. Sul
fronte di vista politico Paola Binetti ha ricordato la battaglia condotta in
Parlamento nella precedente Legislatura dai membri della commissione Affari
Sociali, una lotta che – come si ricorderà – ha comportato l’inserimento dei
Livelli essenziali di assistenza dei malati di gioco compulsivo nel decreto
Balduzzi. Di fondo, ha spiegato la Binetti, rimane forte il senso di
schizofrenia tra uno Stato che organizza, regolamenta e tassa il gioco, e lo
stesso Stato che promuove politiche per curare pazienti incappati nella
dipendenza da gambling.

Vittorio Sgarbi, campione di polemica caustica,
si è addentrato in quello che lui stesso ha definito un “campo di valori laici”.
Lo Stato – è la tesi espressa dal critico d’arte – non può produrre le
sigarette, per poi consigliare di smettere di fumare: questo intervento statale
non avrebbe senso, e il paradosso sta nel fatto che solo chi, individualmente e
liberamente sceglie di giocare, possa decidere di smettere o di andare
avanti.

Lo sguardo sul gioco fornito da Domenico Mazzullo è di quelli che
quotidianamente incrocia quello delle persone che si rovinano attraverso il
gioco. Lo psichiatra rivela un aumento preoccupante tra i suoi pazienti di
donne, spesso non più giovanissime, e ancor più spesso sole. Nessuno può
obiettare sulla libertà di scelta dell’individuo, ha sottolineato Mazzullo, ma
come sempre le nostre libertà terminano dinanzi alle libertà altrui: coinvolgere
nei propri stili di vita l’intera famiglia non può essere
giustificato.

L’intervento “tecnico” di Massimo Passamonti ha riportato
alla ribalta uno dei temi che più da vicino riguarda il settore del gioco.
L’attenzione del presidente di Sistema gioco Italia si è concentrato, come molte
volte negli ultimi mesi, sulla questione relativa alla tassazione dei giochi, un
tema particolarmente delicato su cui si regge l’attuale (precario) equilibrio
del mercato italiano del gioco. Per i vertici di Confindustria con i segnali di
contrazione che stanno venendo dalle entrare erariali sul gioco «qualsiasi altro
intervento sulla tassazione del settore rischia di provocare un ulteriore
regressione».          di Alessandro Cini