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Hallyu. Lo tsunami coreano che ha invaso l’occidente

Dal K-pop al K-drama, come la Corea è riuscita a far breccia nel cuore degli occidentali.

Ovvero, come la cultura sudcoreana è diventata un fenomeno globale.

Si chiama Hallyu (한류), ed è il neologismo fornito dai notiziari per definire l’onda coreana che ha invaso l’occidente. Parliamo di un fenomeno che ha avuto inizio intorno agli anni ’90, ma che è cresciuto esponenzialmente negli ultimi dieci anni, con canzoni come “Gangnam style” di Psy e “Fantastic Baby” dei BigBang, che sono presto diventate hit internazionali, fino ad essere menzionate in un episodio di Glee del 2012.

Le origini del termine Hallyu non sono chiare, c’è chi sostiene sia stato coniato dal Ministero della Cultura e del Turismo sudcoreano (con la produzione di un CD di canzoni coreane), altri invece ne attribuiscono la nascita ai media cinesi, che chiamarono una trasmissione di serie tv coreane “hanliu“.

Il fatto è che non si è trattato di un’operazione di marketing, nulla di pianificato insomma, è stato un fenomeno generato spontaneamente, anche se in seguito sono state sviluppate molteplici strategie per alimentarlo. Il governo sudcoreano infatti, intravista l’opportunità globale, ha cominciato a finanziare diverse startup per imporre nel mondo la cultura K.

È importante menzionare che il termine “Hallyu” non si riferisce solamente all’inarrestabile popolarità della musica coreana (il K-pop), ma a un crescente grado di apprezzamento dei K-drama, serie tv ritrovabili a livello internazionale anche su Netflix, o di vari aspetti culturali della Corea del Sud, tra cui le routine di cura della pelle. Tuttavia, è innegabile che a trainare una tale rivoluzione siano stati proprio i più celebri gruppi del K-pop, di cui andremo a parlare tra un istante.

Il K-pop, abbreviazione di “Korean pop“, termine che racchiude in sé numerosi generi musicali, spesso accompagnate da minuziose ed energiche coreografie, vede tra i suoi pionieri, prima ancora che la hit di Psy superasse i tre miliardi di visualizzazione, gruppi come i TVXQ e le Wonder Girls, la cui canzone “Nobody” (2009), tradotta in quattro lingue, ha contribuito all’espansione mondiale di un’industria che, ad oggi, vanta un patrimonio netto di oltre cinque miliardi di dollari.

A contribuire ulteriormente alla popolarità del K-pop sono poi giunti gruppi come gli Exo che, oltre a piazzare numerose canzoni in cima alla classifica Billboard Hot 100 Chart, hanno recitato in varie serie televisive della propria nazione, tra le quali First Seven Kisses e Exo Next Door. Il gruppo si è poi esibito, insieme ai VIXX, durante la cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali di Pyeongchang, ritornando insieme a CL e Honey Lee per il gran finale.

Tra i gruppi femminili più in voga ricordiamo invece le Blackpink, prime idol sudcoreane ad esibirsi al Coachella, che dal 2016, anno del loro debutto, hanno presto scalato le classifiche di ascolti, raggiungendo i cento milioni di visualizzazione in poco più di due giorni per il loro ultimo brano “Kill This Love” . Ricordiamo anche le sempre più popolari Twice, che hanno incantato il mondo con la loro musica fino ad essere dichiarate “gruppo femminile della nazione” nel 2017.

BTS in New York

| JStone / Shutterstock.com

Impossibili poi da non menzionare i BTS, in assoluto la boyband più popolare del momento. Debuttati ormai sette anni fa, il gruppo ha vinto per due anni di fila il “Top Social Artist Award“, diventando il primo gruppo K-pop ad essere nominato per un premio Billboard, e il primo ad esibirsi ai Grammys. Come se questo non bastasse, il loro ultimo album “Map of the Soul: 7” ha venduto più di tre milioni di copie nella prima settimana di pre-order, e la titletrack “On” ha raggiunto quarantacinque milioni di visualizzazioni in meno di ventiquattr’ore; la band ha inoltre annunciato le tappe del proprio tour mondiale, che ad oggi consta di diciotto città e quasi quaranta concerti.

Quali gruppi occidentali conoscete capaci di fare questi numeri?

Con una crescente popolarità della musica coreana, è anche cresciuto il numero di promesse nascenti del K-pop di nazionalità coreana, ma nati e cresciuti al di fuori della Corea del Sud: ritroviamo sempre più di frequente membri cinesi, giapponesi o tailandesi, ma anche americani e australiani, fino ad arrivare al gruppo in fase di debutto della UnionWave (un’agenzia di management svizzera) che ha tra i suoi membri due ragazze interamente occidentali, rispettivamente una spagnola e un’italiana.

L’Italia non è infatti immune all’invasione: tra il 2019 e il 2020 sono vari i gruppi sudcoreani ad aver incluso la città di Milano tra tappe del loro tour (ricordiamo, tra tutti, i Pentagon e gli Ateez, ma anche band come i The Rose e i Day6). Sono anche in numero crescente le apparizioni di gruppi K-pop non solo alla radio, ma anche al telegiornale, dove oltre ai già menzionati BTS, hanno fatto la loro comparsa i SuperM e gli Stray Kids, la cui canzone di debutto District 9 è di recente stata usata anche come colonna sonora della serie Rai Pechino Express.

I fan della Hallyu ormai superano abbondantemente i 100.000.000 nel mondo e abbattono qualsiasi confine geografico. Dalla Bielorussia alla Palestina, Dal Perù alla Francia, Dalla Russia all’Italia, non esiste territorio che ne sia immune.

Qui sotto alcuni esempi che hanno contribuito, fin dagli esordi, a creare il fenomeno:

TVXQ (동방신기) – One

Wonder Girls – Nobody

Psy – Gangnam Style (강남스타일)

BigBang – Fantastic Baby

BTS (방탄소년단) – On

 

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